Le Nostre Storie

La storia dell’Agriturismo “Santo Stefano”

La storia dell’Agriturismo “Santo Stefano”

Le Nostre Storie

Un tempo nelle case di campagna si ospitavano sia i parenti che gli amici vogliosi di passare qualche giorno immersi nella natura. Oggi quelle stesse dimore sono diventate pregevoli agriturismi che accolgono decine e decine di visitatori e di turisti provenienti da ogni parte del pianeta. C’è un mutamento generazionale tra il primo mondo abitato dai nonni e quello odierno gestito e curato dai loro nipoti. E questo inconsapevole passaggio di testimone lo ritroviamo nella storia dell’azienda agrituristica “Santo Stefano”. C’è un nonno, Alberto Bernardini, e c’è il nipotino, Michele. Sono l’uno accanto all’altro. Hanno di fronte a se una gerla ricolma di prodotti della terra. Tra di loro esiste un legame indissolubile che nemmeno il tempo può provare a scalfire. Sono legati a doppio filo non solo dal vincolo di parentela. Sono legati a doppio filo perché Alberto ha donato esperienza e tradizione al giovane “allievo”. Michele, poi, ha portato e porterà vigore ed innovazione a tutta l’azienda. Un secolo di storia, di vita in comune, dunque, che viene raccontato in un marchio, nel brand dell’agriturismo “Santo Stefano”. È questo il “fil rouge” che lega l’intera famiglia. Tre generazioni  a confronto, il nonno Alberto, il babbo Antonio con la mamma Marinella ed infine il secondogenito Michele. Tutti insieme hanno lavorato per trasformare un semplice podere di campagna in un’azienda agrituristica di pregio. Produzioni eccellenti come olio, vino e miele biologico e tanti ospiti che ogni anno decidono di trascorrere le vacanze in un vero e proprio paradiso incantato. La storia della tenuta “Santo Stefano” si perde nella notte dei tempi. La famiglia Bernardini risiede nell’incantata Valle di Chio già dal 1.400. “E’ stato mio zio Fra’ Gregorio Billi, abate generale dei frati cistercensi – racconta Antonio Bernardini – a ricostruire l’albero genealogico”. Un legame profondo tra il religioso, la famiglia e la silenziosa valle di Castiglion Fiorentino. “Ogni anno, d’estate, veniva a casa nostra. A quel tempo – continua – i miei genitori gestivano un mulino a Col De’ Bidone”. Qui c’era una piccola chiesetta dove l’abate si ritirava in preghiera. “Per noi ragazzi – aggiunge Antonio – il suo arrivo era vera una festa”. Da allora quanto tempo è passato. Tutto è scorso tranquillo, nella taciturna valle. Fino al 1985 quando, proprio sulla spinta del giovane Michele, viene deciso di trasformare una vecchia masseria in un progetto moderno ma dalle radici profonde. “Ci siamo rimessi in moto – spiegano all’unisono Antonio e Marinella – il primo obiettivo era quello di trovare un nostro spazio sul mercato. E per fare questo dovevamo acquisire una grande preparazione, competenza e professionalità”. Mentre veniva allestita una casetta per l’accoglienza dei turisti, l’azienda agricola si specializza nella produzione di olio, vino e miele, tutti prodotti biologici. “Oggi – raccontano all’unisono il babbo Antonio e il figlio Michele – contiamo ben 130 arnie dislocate in 5 luoghi della Toscana. Il nostro intento è quello di realizzare più tipi di miele per venire incontro ai tanti gusti del cliente. Per questo motivo abbiamo anche realizzato una linea particolare dove al miele mixiamo il 5 % di frutta fresca, dagli agrumi alla mela ai frutti di bosco. In questo modo il prodotto risulta piacevole al palato praticamente a tutti”. E le esportazioni volano. “Da Hong Kong, la porta nobile dell’oriente – sostengono – alla Finlandia”. Ma nell’azienda agrituristica “Santo Stefano” si produce anche l’olio extravergine d’oliva biologico. “Olevm” la sua etichetta. “Abbiamo circa 600 olivi – aggiungono – suddivisi in 3 varietà: Frantoio, Leccino e Moraiolo” . Di punta anche la produzione del nettare degli dei. “Abbiamo 6 tipi di vini – raccontano Antonio e Michele – si tratta di due rossi, ‘Senaia’ e ‘Zoccoli’. Un bianco ‘Venere’ dedicato alla bellezza della Valle di Chio da cui proviene. Un rosato ‘Bocca di Rosa’, un sangiovese in purezza, che ha preso il nome dalla canzone di Fabrizio de André. È stata un’idea di mia figlia Sara. Abbiamo poi un vinsanto doc Valdichiana, classico vino liquoroso. Ma il nostro capolavoro è rappresentato da ‘Passium’, un vino rarissimo che si ottiene da uva muffita. Nel 2008-2010 ha ottenuto il Premio Chimera come vino da dessert”. Gli ettari di vigna ammontano complessivamente a 4,5. E ogni anno vengono prodotte dalle 8 alle 12 mila bottiglie. I vitigni, per rimanere in sintonia con il territorio di origine, sono autoctoni toscani. Addirittura c’è una singolare storia che riguarda sia “Zoccoli” che “Passium”. Entrambi i vini provengono dal vigneto storico di Zoccoli, da qui il nome del vino rosso, e si narra che nel 400 San Bernardino da Siena, proprio in quel luogo, abbia impiantato una prima vigna. “Ci sentiamo i custodi di questo antico e allo stesso tempo affascinante mestiere – afferma Antonio – e proprio nella cripta del convento francescano di Zoccoli abbiamo allestito una cantina dove organizziamo delle degustazioni. Solo lo scorso anno una comitiva di 50 giapponesi ha partecipato a questi rendez vous”. Oggi l’azienda agrituristica “Santo Stefano” conta 3 piccole unità abitative. Ma “ci stiamo orientando – spiegano Antonio e Marinella – nel ricevimento di gruppi internazionali e familiari”. L’interesse è essenzialmente orientato sia alle visite guidate con degustazioni che alla partecipazione di corsi di cucina tradizionale toscana. “Adorano – aggiungono – poter mangiare quello che cucinano”. Così Marinella insieme alla mamma e alla suocera si mette ai fornelli e comincia a sfornare tante prelibatezze. “Rimangono incantati – afferma sorridendo la donna – quando facciamo la pasta fresca”. Nell’agriturismo “Santo Stefano” si può vivere un’esperienza unica, che seppure nuova e mai sperimentata, regala fin da subito la splendida sensazione di essere in un ambiente familiare. “Per noi è importante – conclude Antonio Bernardini che tra l’altro è il Presidente dell’Associazione Amici della Valle di Chio – che il visitatore viva a contatto con l’azienda che li ospita e li supporta nella conoscenza del territorio. Le strutture e i prodotti enogastronomici raccontano chi siamo, le nostre radici oltre alla ricchezza storica-artistica di Castiglion Fiorentino. Basta una passeggiata a piedi, a cavallo, in bicicletta seguendo i tanti viottoli che solcano le nostre campagne, i sentieri fra i boschi e le vette per apprezzare i panorami e gli incontri inusuali con fauna e flora selvatica: agriturismo significa ritrovare la quiete dello spirito e ritemprare il corpo!”

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