I riti pasquali

I riti pasquali

I riti pasquali

I riti religiosi

A partire dalla domenica delle Palme inizia il tempo liturgico più sentito dalla tradizione cristiana e anche a Castiglion Fiorentino la comunità si prepara per vivere al meglio la settimana santa con lo scadenzare delle cerimonie e dei riti religiosi.

Durante la santa messa delle palme viene distribuito l’ulivo benedetto, che racchiude il significato simbolico “di dare luce”, da portare nelle case dei cristiani e che sarà utilizzato per la preghiera della colazione pasquale.

Ad inizio settimana si celebrano le Sacre Quarantore (in riferimento alle quaranta ore in cui giacque Gesù nel sepolcro durante la settimana santa) nelle varie chiese parrocchiali del paese. Mentre il giovedì santo è il giorno in cui si ricorda l’ultima cena di Gesù, rievocando la lavanda dei piedi per rinnovare l’atto di umiltà con cui Gesù Cristo lavò i piedi ai suoi apostoli. È tradizione che i fedeli visitino il Santissimo Sacramento in più chiese in memoria dei dolori sofferti da Gesù in più luoghi. Dopo la messa, si spogliano gli altari per rappresentare Gesù Cristo denudato per essere flagellato e affisso alla croce. Dal giovedì sino al sabato santo le campane non suonano in segno di partecipazione alla passione e alla morte di Cristo.

La giornata del venerdì santo è la più intensa perché si ricorda la passione e la morte di Cristo, praticando anche la vigilia o digiuno (il mangiar di magro, non si consuma la carne per tutta la giornata).

Durante la settimana i castiglionesi portano le uova in chiesa per farle benedire e consumarle il giorno di Pasqua.

Nella notte del sabato santo le campane vengono slegate e si benedice il fonte battesimale. Alcuni bambini vengono battezzati proprio in questa notte. Si accende il cero pasquale che verrà spento per l’Ascensione e indica la presenza di Cristo tra gli uomini e la sua dipartita.

Le funzioni religiose terminano con il lunedì dell’Angelo, giorno in cui si svolge la tradizionale processione di pomeriggio con lo scoppio delle castagnole in piazza San Francesco. Nell’omonima chiesa si tiene quest’anno anche la Volata, data l’inagibilità della chiesa madre Collegiata. Mentre per quanto riguarda la Sacra rappresentazione della Passione di Gesù, messa in scena ogni due anni a piazzale Garibaldi il giovedì santo (con replica la domenica di Pasqua), quest’anno non si farà.

Le statue portate in processione e le confraternite
(Vedi la pagina dedicata alle processioni)

La compagnia di San Giuseppe nasce nel 1523 su iniziativa di dodici persone che pregavano di notte perché di giorno lavoravano. Poi con il tempo si occupò di assistere i bisognosi, i malati, i carcerati e seppellire i defunti. Desideravano avere una chiesa loro così che misero gli occhi sul terreno vicino all’attuale chiesa di San Francesco. La compagnia partecipò ai misteri della settimana santa con una sua statua: Gesù arrestato nell’orto degli Olivi, realizzata nel 1652 da Sallustio di Giò Batta Lambardi di Lucignano. In seguito al decreto leopoldino del 1785, la compagnia di San Giuseppe fu soppressa e la statua passò in custodia alla compagnia di Sant’Antonio, fondata nel 1651 nella chiesa di San Francesco. Ancor’oggi la compagnia è depositaria della statua portata in processione, a cui spetta l’organizzazione il martedì santo indossando tunica e cappa bianca.

Le cappe nere della compagnia della Buona morte derivano dal servizio di seppellire i defunti nel 1572, in parte svolto dalla compagnia di San Giuseppe. Più di dieci anni dopo, i confratelli decisero anche loro di partecipare ai riti della settimana santa con la statua lignea del Cristo legato alla colonna. Si ha notizia di una simile statua commissionata nel 1616 a Niccolò di Smeraldo Salvi di Lucignano, dipinta in un secondo momento dal cortonese Francesco Busti. La statua del Cristo legato alla colonna è conservata nella chiesina della Buona morte, sede dell’omonima compagnia che organizza la processione del mercoledì santo partendo da via Dante.

La compagnia del Gesù (anno di nascita 1545) discende dalla Congrega del Sacramento esistente nella pieve di San Giuliano (accanto alla Collegiata) già nel 1527. All’inizio partecipò alle processioni con un crocefisso a grandezza naturale poi volle anch’essa una statua come le altre due compagnie. È l’attuale statua del Cristo risorto commissionata a Roma nel 1651. Per portarla in processione furono addirittura stabiliti sei confratelli a cui spettava di diritto il privilegio del trasporto della statua, che potevano delegare ad altri solo in caso di morte o malattia. Come le altre, la compagnia venne soppressa nel 1785 per poi riprendersi nel 1792 dando ospitalità a viandanti e bisognosi. Alla compagnia del Gesù, che ha sede nell’omonima chiesa, spetta l’organizzazione della processione del venerdì santo sfilando in cappa blu e partendo dalla piazza della Collegiata per poi ritornarci alla fine.

A quest’ultima processione, del venerdì santo, partecipano anche le donne vestite di nero, “pie donne”, che portano la statua della Madonna addolorata, seguite dalla Filarmonica che scandisce l’avanzare del corteo, i rappresentanti della Chiesa, le autorità locali e, a chiudere, la popolazione. Ad aprire la processione è invece un operatore ecologico che spazza in terra prima del passaggio dei portatori scalzi.

La tradizionale colazione di Pasqua e i piatti tipici pasquali

In alcune famiglie si ripercorre, benché i tempi sono cambiati, il rito della colazione pasquale che i nostri nonni erano soliti fare la mattina di Pasqua con la tradizionale ciaccia con i ciccioli e le uova benedette, preceduto da una preghiera e da un discorso rituale di ringraziamento. Poi con l’olivo benedetto il capofamiglia (“capoccia” in Valdichiana) benediceva i familiari, i figli chiedevano perdono ai genitori per qualcosa di sbagliato fatto durante l’anno, infine si abbracciavano o si stringevano la mano in segno di conciliazione prima di consumare le uova benedette dal prete durante la benedizione delle case. A questa erano collegate le pulizie primaverili per accogliere prima il prete e poi le visite dei parenti.

Le uova benedette, bollite in precedenza dalla “massaia”, si mangiavano dunque con sale e pepe insieme al “pane di Pasqua” o  ciaccia con” la ciccia”. A Castiglion Fiorentino, fino a poco tempo fa, era rinomata la ciaccia di Pasqua del noto fornaio, chiamato e conosciuto da tutti come Masino. Aveva un sapore particolare e per questo si formavano file davanti al forno per comprarla oppure veniva richiesta in molto anticipo rispetto alla Pasqua.

Il menù della colazione prevedeva anche prosciutto o capocollo affettati, ciambellini, ciaramiglia, vino rosso e vin santo.

Un altro tipo di pane delle feste è il pane di ramerino, dolce classico toscano del giovedì santo.

Passando al pranzo pasquale dei castiglionesi le pietanze sono quelle tipiche della Pasqua cattolica a base di agnello, arrosti di carne bianca, uova, contorno di erbette, minestra in brodo o pasta fatta in casa, dolci tradizionali come quelli della colazione, e cioè ciambellini, ciaramiglie, panina con l’uvetta, e la classica colomba.

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